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People sometimes say that the way things happen in the movies is unreal, but actually it's the way things happen to you in life that's unreal. The movies make emotions look so strong and real, whereas when things really do happen to you, it's like watching television -- you don't feel anything.

Andy Warhol

mercoledì 28 settembre 2011

La Pelle che Abito

Eccomi di nuovo al mio rituale appuntamento col grande schermo, proprio in occasione dell'ultimo lavoro di Pedro Almodovar, La Pelle che Abito
Rido pensando alla mia povera amica che all'entrata nel cinema, commentando la locandina, mi ha detto preoccupata:-non sarà mica un altro spettacolo raccapricciante come quel Face Off che mi hai fatto vedere?"; ed io, ancora più ingenuamente di lei, ho riso del presunto fraintendimento, spiegandole con saccenza che "la pelle" si riferiva sicuramente a chi sa quale allusione o metafora... povera illusa! E' esattamente alla pelle umana che il titolo fa riferimento, e l'accostamento ai trapianti facciali del film di Jon Woo non poteva essere più azzeccata. 
Mi sono infatti trovata davanti ad una pellicola dal contenuto sicuramente molto forte, che non risparmia scene assai crude e violente, tanto da portarmi a dichiarare di non aver mai visto niente di simile che non fosse un film horror. 
Racconta infatti la storia di un chirurgo plastico, Robert Ledgard, impersonato dall'affascinante Antonio Banderas, che realizza un surrogato della pelle umana, più resistente e dall'aspetto incantevole, e la fa "indossare" ad una splendida e misteriosa ragazza, che egli tiene prigioniera nella sua casa-laboratorio (non vi rivelerò la sua identità per non rovinare la visione del film). Molti potrebbero ritenere il regista un pervertito per l'intrico e la scabrosità della trama, dato che non c'è tema scottante (dal cambio di sesso all'uso di stupefacenti, dall'omicidio allo stupro) che qui non sia toccato; io tuttavia preferirei soffermarmi piuttosto sulla poesia del tema scelto da Almodovar e su certe immagini che ne sono l'emblema. 
Concentriamoci allora sulla pelle e sul significato, riflettiamo sulla molteplicità di valenze che assume in questo film: 

  • essa è in primo luogo un elemento di sensualità, nel suo ricoprire le morbdie curve della bellissima paziente (spiata dal dottore attraverso telecamere nascoste),






  • è, in quanto elemento "coprente", una maschera del nostro vero io, e questo elemento lo si coglie nel tema del carnevale di Madrid, quando fa la sua apparizione lo sregolato Zeca, figlio della domestica, che si traveste da tigre per non essere riconosciuto dalla polizia




  • e sempre a proposito di questo personaggio la pelle diventa segno di riconoscimento inequivocabile, legame ancestrale tra madre e figlio, poiché quest'ultimo, per farsi riconoscere dalla donna, le mostra la singolare voglia sul fondoschiena che immediatamente risveglia in lei l'amore materno e la porta ad accogliere il figlio a braccia aperte.

  • Non meno interessante il profilo scientifico della pelle, con tutto l'aspetto degli esperimenti di laboratorio (provette, siringhe, ricerche) condotti dal Dott.Ledgard e dai suoi colleghi, con riferimento all'utilizzo del DNA suino al fine di realizzare in coltura una pelle dalle prestazioni superiori.



  • La lezione di medicina ricostruttiva, tenuta da Robert all'inizio del film, ci ricorda infine l'importanza del proprio volto (dunque anche della pelle) al fine di definire la propria identità, il proprio io sociale, pertanto, egli afferma, la vittima di un incidente non può sentirsi veramente guarito finquando non gli sia restituita la sua faccia.



Conclusione? Film da vedere, a meno che non facciate parte della schiera di persone che vanno al cinema per passare un piacevole e spensierato paio d'ora, e poi con tutte le schifezze che ci sono in giro (segno evidente di crisi artistica della cinematografia) non è il caso di mettersi a fare gli schizzinosi quando esce l'ultimo lavoro di un regista discusso, ma pur sempre creativo e originale come Almodòvar!

lunedì 29 agosto 2011

La Versione di Barney

Il film che ho visto ieri sera, all'arena estiva del Cinema Grotta, è La Versione di Barney, che avevo mancato di vedere nei mesi passati, quando era uscito nelle sale cinematografiche... menomale sono riuscita a non perdermelo! Questo film è tratto dall'omonimo romanzo del canadese Mordecai Richler, e racconta la storia dell'ebreo Barney Panofsky (interpretato da Paul Giamatti), personaggio che sin da subito conquista tutta la mia simpatia: non il solito bellone conquistatore, ma un soggetto il cui fascino risiede tutto nel carisma, nel piglio energico, nell'impulsività e a mio parere anche, e soprattutto, nei difetti. Barney è infatti geloso, molto emotivo, con la sfortunata abitudine di ubriacarsi in momenti cruciali, ma sono proprio questi lati della sua personalità a renderlo subito simpatico al pubblico, che puo' in qualche modo riconoscersi in lui e nelle sue vicende, anziché guardarlo con invidia e ammirazione, come avviene nella maggior parte dei film che ci mostrano la perfetta vita di un fantomatico essere umano impeccabile. Non dirò altro, non vorrei svelare nemmeno la minima parte della trama di questo film, per non rovinare a voi lettori la visione di questa pellicola e non farvi perdere il gusto di ridere alle numerose battute che abilmente "condiscono" la sceneggiatura, malgrado essa racconti una storia per lo più drammatica.

giovedì 18 agosto 2011

Ma Dove è Finito Patò?




Un miracolo riuscire a trovare qualche spettacolo anche adesso, il 18 di Agosto, qui in città! Menomale che a consolare il mio ritorno dalle vacanze  ci sono stati i giovani attori guidati da Giacomo Rosa e Eugenio Nocciolini, che hanno offerto al pubblico un lavoro davvero brillante, tratto da La Scomparsa di Patò di Andrea Camilleri. Nonostante la drammaticità che comporta la scelta del genere “giallo”, la regia ha scelto di colorare la rappresentazione di una frizzante comicità, con piccole scene divertenti nel più ampio contesto dell’intera trama, ossia la scomparsa e dunque la ricerca del ragionier Antonio Patò. Davvero divertenti i personaggi, quasi caricaturiali, del giornalista televisivo che ci aggiorna sull’andamento delle indagini, e del parroco di Vigata che invece di dare conforto alla moglie di Patò, mette in dubbio l’onestà dello scomparso gettando la donna in una grottesca disparazione. Sicuramente di alto livello la recitazione, sembra proprio che gli attori si siano impegnati a non lasciare vuoto, privo di suspense o comicità neppure un minuto dello spettacolo; e infine, come non complimentarsi con questa compagnia di attori fiorentini che, per rendere l’ambientazione ancora più autentica, sfoggiano un disinvolto accento siciliano?

mercoledì 10 agosto 2011

Un Amour de Jeunesse

Dato che mi trovo in Francia per un breve periodo, e poiché nemmeno qui ho potuto mancare al mio consueto appuntamento con il cinema, vi racconterò del film che ho visto all'Utopia di Tolosa (dove mi trovo adesso). Un Amour de Jeunesse, letteralmente "un amore di giovinezza", racconta la profonda storia d'amore vissuta da Camille, una ragazzina totalmente innamorata del suo primo ragazzo, Sullivan, giovane ancora non abbastanza maturo per questa relazione, tanto da scegliere di partire per un lungo viaggio in America del Sud, lasciando Camille nella disperazione più totale.
Il film, firmato da Mia Hansen-Løve, sembra incentrato sul tema del contrasto tra l'andare avanti del tempo, che porta volenti o nolenti a voltare pagina, e il vivido ricordo di un affetto fortissimo, mai completamente dimenticato; questo tema dona un tocco di malinconia alla pellicola e fa da sfondo a certe scene prive di dialogo, in cui la regista mostra la protagonista che contempla i luoghi che le ricordano la sua storia d'amore. Il più grande contributo all'aria di suggestione è sicuramente donato dalla scelta della colonna sonora, per cui consiglio di ascoltare i brani raccolti in questa playlist su youtube.

domenica 24 luglio 2011

Rosencrasso e Ghildesterno: un tragico episodio


Spettacolo all'aperto, nel suggestivo cortile del Castello di Calenzano Alto, per la regia di Stefano Massini. Esilarante rivisitazione del celebre Amleto di Shakespeare, incentrato su due suoi personaggi diciamo "minori": Rosencratz e Gildestern, ossia i due compagni di studi del principe di Danimarca, chiamati alla corte di Elsinore per consolare l'amico afflitto dalla morte del padre...solo apparentemente! Secondo questa brillante versione della tragedia, la logica degli eventi, le relazioni tra i personaggi e lo stesso significato della vicenda sarebbero totalmente rovesciati e frutto di nient'altro che grotteschi equivoci, innescati proprio dai due protagonisti, qui chiamati (all'italiana) Rosencrasso e Ghildesterno. Basti pensare alla vicenda di Ofelia, la giovane figlia del ciambellano, che la penna di Shakespeare ci racconta annegarsi per amore di Amleto; ebbene, qui sarebbe stato lo stesso Rosencrasso a condurla senza volerlo alla sua fine, tentando assai maldestramente di insegnarle a giocare a "fare la barchetta" stando a galla nel fiume. Da notare poi il talento recitativo di questi giovani ragazzi, che non fanno mai mancare ritmo, comicità, frizzantezza alla rappresentazione, seppure piuttosto lunga, in accordo con la "mole" dell'opera originale.
Ed infine una nota positiva va sicuramente alla scelta del luogo: forse non tutti conoscono infatti la magia e il fascino della Calenzano Alto, autentico borgo medievale sulle colline a pochi minuti da Firenze; quale scenario migliore per una spiritosa storia di re, fantasmi e intrighi?


mercoledì 20 luglio 2011

Black Swan

Ultimo film di Darren Aronofsky,  regista Requiem For A Dream, film altrettanto allucinato ma di gran lunga superiore a quest'ultimo lavoro.
Ho trovato molto coinvolgente il tema del balletto e della preparazione allo spettacolo, che nella letteratura si presta spesso a situazioni misteriose e inquietanti (basta pensare al Fantasma dell'Opera); sembra che qui il regista abbia voluto creare un parallelismo fra la storia de Il Lago dei Cigni (lavoro che la compagnia mette in scena nel film) e la vita della protagonista, impersonata da Natalie Portman, nei panni di una timida e inibita prima ballerina. La contrapposizione tra l'innocente e puro Cigno Bianco e l'aggressivo e seducente Cigno Nero si rispecchierebbe per quanto riguarda la ragazza, nel contrasto tra la propria indole remissiva e l'aspirazione a diventare non solo perfetta artisticamente ma disinvolta e provocante.
Il film è molto ben costruito, consiglio quindi di vederlo per chi non ne avesse ancora avuto l'occasione.


Scheda del film su IMDb

sabato 16 aprile 2011

Per Non Morire di Mafia



Da ormai due anni ho fatto l'abbonamento ETI 26 al Teatro della Pergola di Firenze e l'ultimo dei sei spettacoli che questa tessera mi da la possibilità di vedere ad un prezzo scontato è stato un monologo interpretato da Sebastiano Lo Monaco dal titolo Per Non Morire di Mafia; il testo è tratto dall'omonimo libro del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che racconta in prima persona le faticose ed ostacolate indagini, i processi, i molteplici lutti che il magistrato si è trovato ad affrontare nella sua carriera. Niente male l'interpretazione di Lo Monaco, sicuramente lodevole l'abilità con cui regge da solo lo spettacolo, approfittando di un unico intervallo, senza mai far calare la tensione nel pubblico; l'attore poi riesce, pur nel grave e drammatico sfondo emotivo della scena, a lasciare qualche breve spazio al sorriso, quando ad esempio ci racconta della temuta "guerra dei mandarini", che si temeva i detenuti potessero scatenare durante il maxiprocesso del 1986.
Ritengo che spettacoli come questo dovrebbero essere proposti alle scuole nel contesto di un progetto di educazione al rifiuto e alla lotta della criminalità organizzata.

Per chi volesse saperne di più, allego il link di un'intervista di Pietro Grasso a Che Tempo che Fa del 26 Aprile 2009.


Date poi un'occhiata ai vantaggi che offre ETI 26, se avete meno di ventisei anni (appunto), Il Teatro della Pergola vi offre la possibilità di scegliere sei spettacoli per una stagione teatrale al prezzo complessivo di 60€, ovvero 10€ a spettacolo invece dei 18€ che paghereste normalmente.